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Facciamo teatro: "Il folletto mangiasogni"

Quell'inverno a Boscofitto era scesa tanta neve. Gli alberi erano così carichi sa sembrare come addormentati sotto una calda coperta bianca.
Il silenzio del bosco faceva eco al sonoro russare degli animali in letargo.
"E' il momento giusto per uscire un po' e andarmene a caccia di sogni" saltò su una mattina un folletto uscito dalla piega di una radice.
Sorrideva contento e portava sulle spalle un gran sacco di tela che sembrava vuoto. Fu proprio da quel momento che a Boscofitto nessuno più riuscì a dormire tranquillo.

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L'orso Gino infatti si stava rotolando nel suo letto, e, nel sonno, si leccava i baffi: stava proprio sognando di assaporare il suo dolce preferito, la sfogliatina al miele,

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quando ZAC -ZAC... Il folletto catturava quel sogno goloso e lo infilava nel suo sacco.
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Anche il tasso Oreste dormiva tranquillo: stava sognando di aver vinto il primo premio del Concorso dei fiori, per il suo roseto fiorito. Tirava su col naso per sentire il profumo della rosa più grossa

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quando ZAC- ZAC e via... Subito il folletto catturò quel sogno profumato.

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Silvio scoiattolo invece aveva un sonno agitato. Il suo era un sogno pauroso: il lupo lo teneva fermo per la coda e si preparava a mangiarselo in un sol boccone. Ma ZAC - ZAC. Il folletto catturò anche il sogno pauroso.

taglia-sogno-scoiattolo.jpg

Il suo sacco cominciava ad esser ben pieno, ma non pesava, perché, si sa, che i sogni sono leggeri come nuvole di pensieri. E a Boscofitto, nonostante la neve, c'era una grande agitazione: senza più sogni si erano svegliati tutti, e quando ci si sveglia così all'improvviso si è sempre di cattivo umore.
"Questo sì che è un bel problema: come facciamo a scacciare il folletto mangiasogni?" si domandavano gli animali stropicciandosi gli occhi per la stanchezza.
"Niente paura" rispose l'orso "Ci penserà il disgelo a dargli una lezione".
Presto infatti le prime gemme sbocciarono sugli alberi e il sole cominciò a scaldare l'aria.
Il folletto non sopportava quel fastidioso calore, perché di solito in quel periodo se ne andava a dormire, con i sogni catturati, fino all'inverno successivo. Questa volta invece non si voleva accontentare: doveva catturare altri sogni. Così si costruì un ombrellino di carta, per ripararsi dal sole.

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Ma, ahimé, il folletto incominciò ad essere stanco, si fermò per un pisolino. Prese dallo zaino la sua coperta ma si dimenticò di chiudere il sacco e i sogni, che là dentro stavano stretti, se ne scapparono fuori e tornarono dai loro padroni.

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Così il folletto se ne andò a testa bassa in un altro paese e per quell'anno dovette far la fatica di sognare un sogno tutto suo: niente sogni rubati.


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